Disfatto il vischio che della tela fu intricata anima
Appesi
Ondeggiamo al filo che ora muove il vento delle altrui emozioni
A. R.
Disfatto il vischio che della tela fu intricata anima
Appesi
Ondeggiamo al filo che ora muove il vento delle altrui emozioni
A. R.
Quasi propagazione frutto dei miei troppi sbagli
Quel muro che inghiottì il futuro e ci costrinse, come costringe ancora,
Amaramente e spogli
Nudo di prospettive
Scavo tra le macerie in cerca del tuo restante odore
A. R.
E devo dire che sono stati tutti molto carini
Amici veri, che a pensarli a tavolino non saprei pensarli meglio
Perchè non sempre gli occhi degli altri sono lo specchio giusto in cui guardare e guardarsi prima di riconoscersi
Così sono stato contento di non dover spiegare perchè conservo il calco del tuo sorriso sul bordo del bicchiere da cui hai bevuto due o tre secoli fa
Ci sono momenti in cui passare per pazzo è l’unica alternativa all’apparire patetico oltre ogni accettabile misura
Poi, se sarò comunque il gossip di serata, o del mese, o dell’anno, almeno mi sarò risparmiato quella caterva di discorsi con rimorchio sull’andare avanti e similaria
Che si fa presto a dire di guardare avanti mentre stai ancora al centro della palude e quella palude sei Tu, e sei Tu davanti, e dietro, e di lato
Patetico da leggersi, n’è vero…?
E, quindi, ecco, meglio ogni tanto qualcosa cada in quel silenzio complice, paga dolcissima che tutti i nostri anni di fancazzismo spinto e condiviso ci permettono ora di riscuotere quando necessario
Non devi dirmelo perchè sai che lo penso
Non devo fingermi per farti capire che ho capito
E d’altronde, bastassero gli amici a individuare quella giusta di strada, non avremmo passato la vita a fare il contrario di quello che ci dicevano pensando di fare bene anche quando sapevamo di fare male…
Piazzati sopra una stessa identica differente salita
Tentiamo
Arrancando ognuno al proprio ritmo
Più facile distribuire patenti dallo scranno piazzato in cima all’armadio in cui nascosti s’ammucchiano i cocci di tutti i vostri bicchieri, n’è vero…?
A. R.
Come dal freddo, arso
Avanzo di ricordo
Sorriso diventato sguardo, servo
E il mio passato
Versione accumulo di tempo irrimediabilmente perso
Spettinate ombre delle parole con cui non gioco più restano a dipingere il pot-pourri che volevamo tappeto ai piedi scalzi di questo mai cresciuto amore
E quando domani non ci saranno più discorsi nè castelli in cui nascondere quello che resta dei nostri cuori senza armatura
Potremo sempre guardare al futuro come terra ancora vergine in attesa di seme
A. R.
Accatastando torri di parole afone
Mentre la musica s’abbraccia al vino
E il resto
E’ solo che non sei vicino
Volevo raggiungerti per stendermi sulle tua pelle e dormire per qualche secolo tra le braccia del tuo odore, ché a sedere da solo non è il trono su cui poggi il culo a fare differenza
Anche se, a pensarci bene, forse tutto dipende dal fatto che a me gli angeli mi hanno sempre fatto schifo e quindi, magari, da solo, ci starei soltanto io sul trono a fare Dio, e a disporre, e a imporre…
Sì, credo che alla fine il punto sia questo, credo, perchè a dirti il vero non lo so, che io con me non mi capisco e quindi poi lo sai che tutto diventa più difficile quando nonchè difficilissimo
Mentre la musica s’abbraccia al vino
E il resto…
A. R.
Ubriaca di ghiaccio e gabbiani
La mia finestra
Fragile trasparenza da cui misuro il vuoto che ha scavato il fuoco acceso dalla tua dolcezza
A. R.
Questo amore
Quasi predestinata preda d’una stessa differente attesa
Madre omicida
A. R.