Rabbia in mescita

 

 

Non avertene, tesoro, se credi non ti abbia invitato a condividere la sbronza che ha riempito e tuttora riempie questa infinita notte polare

E d’altronde, quello che oggi verso a colorare il vetro non è certo il nettare profumato che ho spalmato sul tuo corpo qualche era geologica addietro

Inoltre, se qualcosa si ostina a restare, lo sai, è solo l’ennesimo fondo di un bicchiere che tu già conosci troppo bene

 

Non sono che l’assetato oste di me stesso, costretto nella muffa di quattro scalcinate mura pomposamente ascese a vita

 

Rabbia in mescita

E’ questo tutto ciò che posso offrire all’assetata quanto inesistente folla di clienti assiepati sulla soglia del mio inferno

O del mio inverno

 

Quindi, perdonami tesoro se non ti ho invitato a bere

Ma come ti ho già detto, non sono che l’assetato oste di me stesso

Per questo, ho preferito sentirmi solo senza te piuttosto che doverti spiegare come potessi riuscire a sentirmi solo nonostante la carezza dei tuoi occhi stretti addosso

 

 

 

A. R.

Questo articolo è stato pubblicato in Poèsia. Includi tra i preferiti il permalink.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s