Non avertene, tesoro, se credi non ti abbia invitato a condividere la sbronza che ha riempito e tuttora riempie questa infinita notte polare
E d’altronde, quello che oggi verso a colorare il vetro non è certo il nettare profumato che ho spalmato sul tuo corpo qualche era geologica addietro
Inoltre, se qualcosa si ostina a restare, lo sai, è solo l’ennesimo fondo di un bicchiere che tu già conosci troppo bene
Non sono che l’assetato oste di me stesso, costretto nella muffa di quattro scalcinate mura pomposamente ascese a vita
Rabbia in mescita
E’ questo tutto ciò che posso offrire all’assetata quanto inesistente folla di clienti assiepati sulla soglia del mio inferno
O del mio inverno
Quindi, perdonami tesoro se non ti ho invitato a bere
Ma come ti ho già detto, non sono che l’assetato oste di me stesso
Per questo, ho preferito sentirmi solo senza te piuttosto che doverti spiegare come potessi riuscire a sentirmi solo nonostante la carezza dei tuoi occhi stretti addosso
A. R.
