Flirtando
Con le tue ciglia, il sole
Mentre d’aria dilatava il tempo e affievoliva
Il fuoco
A. R.
Flirtando
Con le tue ciglia, il sole
Mentre d’aria dilatava il tempo e affievoliva
Il fuoco
A. R.
Come uno sguardo che
Precipitando
Sulla follia di così tanto e, palpitante
(A)Mare
A. R.
E credo che mi scuserai se non rimango
O se quando te ne vai non piango
O se preferisco al mare il lento espandersi del fango
Disconosciuto figlio d’occasionale nuda e Giuda
Stringendo al cuore il cappio, soffocai le grida
Muto al cospetto di così tanto e prediletto affetto
Godo alla morte che reclamato in sorte ha, il mio futuro
A. R.
Come fiore gridando alla notte
Genuflessi petali nel vento
In silenzio a squarciare il silenzio
Stretta nel mio manicomio
Implorava l’ombra del tuo cuore
Poi sposato il profilo del viso al tuo ventre
Scalpitava immobile
E assente
Di residui, (nutrito) amore
A. R.
Consolazione d’infelicità fu vivere
Non più d’attesa
Tu di rassegnazione invece a non diversa eppure altra solitudine
Finisti, arresa
A. R.
Tanto fu il piangermi addoso
Ch’affogai nel sonno in sogno
E sopravvenni
A. R.
E forse devi aver pensato fossi seriamente messo male quando mi hai sorpreso a raccogliere le briciole salvavita che da qualche anno ormai sei solita lasciarti dietro
Ma non ho fame, e il bello del digiuno è che alla lunga uccide anche lo stimolo
Inoltre, dai semi della paura non nascono che fiori morti
Ed io ho già sparso troppa merda a concimare illusioni per continuare a credere che il luogo a cui vuoi tornare sia il differente punto d’arrivo delle nostre ipertrofiche sensibilità
Concludendo,
Mi dispiace quindi doverti dire invece, e con sommo rammarico, in soprattutto comprensione del tuo ego probabilmente e irrimediabilmente ferito, che se mi hai visto chino ai tuoi piedi non si è trattato di elemosina ma, prospettiva
E pazienza se domani non sarò che cibo in attesa degli orchi, almeno non sarà più la caricatura idiota di quell’infinito riproporsi stile “Groundhog Day”
Tu, però, continua pure serena a ciucciare il tuo pollice verde, che forse l’albero del pane è vicino a spuntare ed io, sono soltanto uno dei tanti miscredenti e parolai che ingolfano il mondo
Nel caso comunque vollessi raggiungermi, ti lascio in eredità i miei “Stivali delle sette leghe”
Che io non tengo fretta e a piedi nudi, respira meglio il cervello
A. R.
Non per l’ira ma per la gola
Le mie carezze
A disossarti d’anima, la carne
Come Fenice risorta a Sirena
Sacrificando le tue ali al mio appetito
Libera comunque
In quel tuo profondo ed altrettanto, blu
A. R.
Insieme
Ballando una musica che non c’è più
Sul palcoscenico che chiamavamo Spaziotempo
Quasi un istante in cui affogò per sempre la distanza
E le incertezze
A grappoli
Come comete dalla coda bianca
Poi mi sono svegliato
E nel riflesso di luna filtrata in un buio persiana
Ho abbracciato l’idea del tuo corpo naturalmente nudo
E del tuo viso
Muto
Incastonato nell’incavo ruggire del mio petto
Basterà spiumacciare il cuscino e la metà imbalsamata del letto per ingannare il mattino che verrà a bussare all’insonnia…?
A. R.
Ed ho versato vino nelle aiuole
Mentre i tuoi fiori ubriachi di vento
Danzavano
Nella primaverile pioggia dei nostri ultimi fiocchi di neve
Petrosa Itaca come di carne e sangue
Esule vagando, Anima
Al tuo ricordo e nonostante, torna
Poi
S’infrange
A. R.